L'EVENTOPresentazione del libro “Percepire i paesaggi. La potenza dello sguardo”
Si è tenuta il 4 febbraio all’Università degli Studi di Milano la presentazione di Percepire i paesaggi. La potenza dello sguardo , nuovo libro di Massimo Venturi Feriolo (docente di estetica del Politecnico). Per l’occasione hanno partecipato i docenti di estetica Roberto Salizzoni, dall’università di Torino, e Tonino Griffero, dall’università di Roma Tor Vergata. A presiedere il dibattito c’era Elio Franzini, preside di facoltà e ordinario di estetica dell’Università degli Studi di Milano.
I punti di vista dei quattro filosofi appartengono a tradizioni molto lontane tra loro e hanno fornito un spunti molto diversi sul contenuto del libro. Il soggetto principale del dibattito è il ruolo e il significato del paesaggio. Venturi Feriolo sostiene che non si possa dare una definizione univoca e astratta ma che si debba parlare di più paesaggi e che ognuno sia caratterizzato da un insieme di elementi che lo distingue.
Certamente si parla di uno spazio dinamico, una costruzione del paesaggio, riportabile all’idea greca di mito. Che cos’era il mito per gli antichi greci? Era una costruzione dello spazio in cui si vive. Il mito può essere visto come una narrazione in continuo svolgimento delle vicende che ci riguardano. Questo è quello che caratterizza anche il paesaggio: è ciò che le vicende storiche umane hanno costruito e che continua a evolversi. Il paesaggio è lo spazio di una narrazione, è un teatro del mondo reale. Lo spazio del palcoscenico è dove si susseguono le vicende storiche che caratterizzano la nostra civiltà.
Il ruolo del filosofo nei confronti del paesaggio è un tema controverso. Secondo la tesi dell’autore, il filosofo non è un semplice osservatore della bellezza astratta. Questi dovrebbe cogliere le trame che intessono i fili del paesaggio e prendere parte alla loro costruzione.
Il ruolo dell’osservatore è quindi attivo? Egli percepisce passivamente o crea con il suo stesso sguardo un tipo di paesaggio assecondando le proprie emozioni? Secondo l’autore si percepisce ciò che si ha dinnanzi con il semplice utilizzo dei sensi, ma il paesaggio è un rapporto tra cose. E non è forse l’ingegno la facoltà di cogliere la relazione che intercorre tra le cose? Dunque siamo tutti attori dello spettacolo che si svolge nei teatri che abbiamo dinnanzi e non osservatori distanti.
Certamente si parla di uno spazio dinamico, una costruzione del paesaggio, riportabile all’idea greca di mito. Che cos’era il mito per gli antichi greci? Era una costruzione dello spazio in cui si vive. Il mito può essere visto come una narrazione in continuo svolgimento delle vicende che ci riguardano. Questo è quello che caratterizza anche il paesaggio: è ciò che le vicende storiche umane hanno costruito e che continua a evolversi. Il paesaggio è lo spazio di una narrazione, è un teatro del mondo reale. Lo spazio del palcoscenico è dove si susseguono le vicende storiche che caratterizzano la nostra civiltà.
Il ruolo del filosofo nei confronti del paesaggio è un tema controverso. Secondo la tesi dell’autore, il filosofo non è un semplice osservatore della bellezza astratta. Questi dovrebbe cogliere le trame che intessono i fili del paesaggio e prendere parte alla loro costruzione.
Il ruolo dell’osservatore è quindi attivo? Egli percepisce passivamente o crea con il suo stesso sguardo un tipo di paesaggio assecondando le proprie emozioni? Secondo l’autore si percepisce ciò che si ha dinnanzi con il semplice utilizzo dei sensi, ma il paesaggio è un rapporto tra cose. E non è forse l’ingegno la facoltà di cogliere la relazione che intercorre tra le cose? Dunque siamo tutti attori dello spettacolo che si svolge nei teatri che abbiamo dinnanzi e non osservatori distanti.
Claudia Zanella
